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Il caso Fedez scuote la RAI

today04/05/2021

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La verifica delle responsabilità, il ruolo dei sindacati da sempre committenti del concertone del Primo Maggio, la gestione editoriale degli eventi esterni: a Viale Mazzini non si parla d’altro, a 48 ore dal monologo dirompente di Fedez sul palco dell’Auditorium, con un’antologia di prese di posizioni omofobe della Lega, e soprattutto del suo j’accuse in video contro il ‘sistema’ e la tentata censura da parte della Rai. Dichiarazioni “gravi e infamanti parimenti a quanto sono infondate”, reagisce il direttore di Rai3 Franco Di Mare, che mercoledì farà chiarezza in commissione di Vigilanza, ma che intanto punta il dito contro le “gravi omissioni” della versione, pubblicata dall’artista sui suoi social, della telefonata con gli organizzatori del concerto e con la vicedirettrice Ilaria Capitani, sulla graticola in queste ore per la gestione della ‘crisi’.

I tagli, scrive Di Mare su Facebook, “alterano oggettivamente il senso di quanto detto dalla vicedirettrice che nel colloquio esclude fermamente, ben due volte, ogni intenzione censoria e che alla domanda esplicita dell’artista se può esprimere considerazioni che lei reputa inopportune ma lui opportune lei risponde con un netto ‘assolutamente’.

Ma di questo nella versione di Fedez non c’è traccia alcuna”. A far riferimento, nella conversazione, al ‘sistema’ al quale il rapper avrebbe dovuto adeguarsi, è Massimo Cinque, capoprogetto per la iCompany di Massimo Bonelli che ha organizzato il concertone, a sua volta scelta – come da contratto e da prassi – da Cgil, Cisl e Uil. Quel ‘sistema’ accostato alla Rai è “un’aberrazione”, è la convinzione dell’amministratore delegato Fabrizio Salini, che si è scusato per l’uso inappropriato del termine ma insieme ha respinto ogni strumentalizzazione e ha avviato le verifiche del caso con gli organizzatori del concerto, anche per capire “se esistano delle responsabilità aziendali”. Esclusa – a quanto si apprende – l’ipotesi di una causa contro Fedez, la questione è destinata a rimbalzare anche sul tavolo del cda del 13 maggio, dopo le richieste di chiarimenti avanzate in particolare dai consiglieri Rita Borioni e Riccardo Laganà. Proprio il nodo della gestione editoriale degli eventi prodotti da esterni sarà posto dal presidente della Vigilanza, Alberto Barachini, nell’audizione del direttore di Rai3.

Mentre la Lega passa al contrattacco e chiede, con il capogruppo nella bicamerale Massimiliano Capitanio, il contratto con gli organizzatori, per “verificare che non ci sia un danno nei confronti della Rai per l’utilizzo di marchi privati da parte degli artisti nel corso del concerto” e “valutare la congruità della spesa da parte della tv pubblica anche in rapporto a quanto speso dai sindacati” – 600 mila euro secondo Capitanio – senza escludere l’ipotesi di un “esposto alla Corte dei Conti”. Fedez torna su Instagram e ribatte alle accuse una per una: ai politici, in particolare “agli amici leghisti”, ricorda di essere un rapper che però ha raccolto 4 milioni per i lavoratori dello spettacolo, e li sfida a devolvere “il 2 per mille degli introiti di partito”; a chi gli rammenta frasi omofobe del passato, riconosce di aver sbagliato, “ma poi sono cambiato, sono cresciuto, ho capito”. “Tornate ad occuparvi di un paese in ginocchio, visto che non mi pare riusciate a fare più cose contemporaneamente”, conclude. “Tranquilli che nel mio piccolo cercherò di dare una mano come posso, come ho cercato di fare con mia moglie in questo anno e mezzo di merda. Senza mai dover rendere conto a voi ovviamente”. Tacciono, invece, dalla iCompany, né si fanno sentire i segretari confederali. Ma intanto il danno di immagine per la Rai è innegabile: solo sul profilo Instagram di Fedez il video della telefonata è a un soffio dai 15 milioni di visualizzazioni, su Twitter ha ampiamente superato i 2 milioni. Un’onda d’urto che travolge anche la politica: mentre cresce il pressing dei partiti sul premier Mario Draghi perché metta mano al dossier delle nomine Rai, in vista del rinnovo del vertice in scadenza, il presidente della Camera, Roberto Fico, invita il Parlamento ad avviare finalmente la discussione sulla riforma della governance e ancora una volta la politica a fare “un passo indietro”.

La proposta del Pd è pronta, “già depositata a novembre”, ricorda Valeria Fedeli. Intanto, dopo aver fatto il giro dei media stranieri, dalla Bbc al Guardian, il caso Fedez approda anche a Strasburgo, con un’interrogazione dell’eurodeputato M5S Dino Giarrusso sul “diritto alla libertà di espressione artistica”.

DA LETTA A DI MAIO LE REAZIONI

Ma andiamo con ordine. Tutto inizia sulle prime note del Concertone quando la Lega scrive in una nota firmata da senatori e deputati in Vigilanza Rai che “se Fedez userà a fini personali il concerto del 1 maggio per fare politica, calpestando il senso della festa dei lavoratori, la Rai dovrà impugnare il contratto e lasciare che i sindacati si sobbarchino l’intero costo dell’evento”. L’artista prima della sua esibizione risponde su Instagram: “E’ la prima volta che mi succede di dover inviare il testo di un mio intervento perché venga sottoposto ad approvazione politica, approvazione purtroppo che non c’è stata in prima battuta o meglio, dai vertici di Rai3 mi hanno chiesto di omettere dei partiti e dei nomi e di edulcorare il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, ma alla fine mi hanno dato il permesso di esprimermi liberamente. Come ci insegna il Primo Maggio, nel nostro piccolo dobbiamo lottare per le cose importanti. Ovviamente da persona libera mi assumo tutte le responsabilità e le conseguenze di ciò che dico e faccio”. Poi nel momento del massimo ascolto, dal palco, si esprimerà liberamente puntando il dito in particolare contro il senatore leghista Ostellari reo di ostacolare il ddl zan e contro tutto la Lega citando frasi omofobe con nomi e cognomi, (“Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”, Giovanni De Paoli, consigliere regionale Lega Liguria; “I gay? che inizino a comportarsi come tutte le persone normali”, Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega Reggio Emilia; “I gay vittime di aberrazioni della natura, Luca Lepore e Massimiliano Bastoni consiglieri regionali Lombardia”; “I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie”, Alberto Zelger, consigliere della Lega Nord a Verona; “Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza”, Stella Khorosheva, candidata leghista; “Fanno le iniezioni ai bambini per farli diventare gay”, candidata della Lega Giuliana Li Vigni). Ma la polemica si concentra sull’accusa alla Rai e dopo che Rai3 respinge al mittente l’accusa di censura preventiva, il cantante pubblica un video che riprende la telefonata.

“Ecco la telefonata intercorsa ieri sera dove la vice direttrice di Rai 3 Ilaria Capitani insieme ai suoi collaboratori mi esortano ad “adeguarmi ad un SISTEMA” dicendo che sul palco non posso fare nomi e cognomi”. La battaglia scavalla la notte e nella mattina del 2 maggio la Rai interviene nuovamente per dire che la direzione di Rai3 ”non mai chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al concerto del Primo Maggio – richiesta invece avanzata dalla società che organizza il concerto”. Più tardi lo ripete con fermezza anche l’ad Fabrizio Salini, spiegando ”di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”. Nella telefonata che Fedez ha pubblicato su twitter a parlare sono l’organizzatore Massimo Bonelli e l’autore capo progetto Massimo Cinque, che parlano delle loro responsabilità nei confronti di Cgil, Cisl e Uil e Rai rappresentata dalla Capitani. A prendere la parola è la politica con Letta che chiede ”parole chiare dalla Rai, di scuse e di chiarimento. Poi voglio ringraziare Fedez”, dice. Giuseppe Conte spiega: ”Io sto con Fedez. Nessuna censura”, per poi sostenere che ”questo è il momento giusto per riformare la Rai e sottrarla alle ingerenze della politica”. Il ministro degli esteri Luigi Di Maio dice che ”un paese democratico non può accettare nessuna forma di censura”. A fare chiarezza sarà la Commissione di Vigilanza Rai che probabilmente martedì o mercoledì ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di Mare per avviare un’indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Ora è caccia alle responsabilità.

Molte le manifestazioni di solidarietà a Fedez da parte dei suo colleghi, da Emma Marrone a Ermal Meta ai 99 Posse.

Scritto da: Davide La Cara

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